Non si tratta solo di una semplice mostra, ma di un percorso che esplora un’epoca significativa per il nostro Paese attraverso il Bel Paese, il formaggio che ha segnato la storia della Galbani e della città di Melzo. La biblioteca Vittorio Sereni, situata in via Agnese Pasta, ospita questa esposizione.
L’archivio Galbani a Melzo
Presso la biblioteca Vittorio Sereni è custodito l’archivio storico Galbani, frutto di una convenzione tra il Comune di Melzo e la Società Lactalis, attuale proprietaria della Egidio Galbani spa. Questo accordo garantisce la conservazione e la valorizzazione del materiale a fini di studio e culturali. L’archivio comprende una vasta tipologia di documenti, fotografie, cataloghi di prodotti, riviste interne, pubblicità e altro ancora. Copre un arco temporale di circa cento anni, iniziando dalle origini in Valsassina a Ballabio nel 1882 fino agli anni Novanta del secolo scorso.
Una mostra dedicata alla pubblicità di Galbani
In occasione di importanti anniversari (1876, 1896, 1906, 2006 e 1936 con l’acquisizione del Salumificio Melzese), il Comune di Melzo, in collaborazione con il Gruppo Lactalis Italia, presenta una mostra su un capitolo inedito della storia aziendale: “Aldo Foà e il Bel Paese. Pubblicità Galbani 1928-1939”, curata dal libraio antiquario Andrea Tomasetig.
Questa sezione inedita è preceduta da rari esempi di pubblicità delle origini e offre una selezione di oltre duecento stampe tipografiche originali in bianco e nero, che documentano la lunga campagna pubblicitaria realizzata da Foà e dalla sua agenzia milanese Plus Ultra.
Una narrazione che si intreccia con la storia italiana
La campagna di Foà non può essere considerata una semplice pubblicità, ma un progetto complesso e articolato che si è sviluppato per undici anni, con pochi paragoni nella storia aziendale italiana. L’autore ha dimostrato una notevole capacità di sorprendere, variando il registro grafico in base alle esigenze. Le sue opere, moderne nelle soluzioni, presentano riferimenti al movimento Novecento, architetture futuriste, interni art déco e vignette caricaturali. Non mancano produzioni a colori, come piccoli album illustrati per bambini con storie in rima.
Il 1938 segna una svolta drammatica. A causa delle leggi razziali, la Plus Ultra è etichettata come “azienda ebraica” e, il 9 ottobre 1939, Aldo Foà interrompe la sua attività, svanendo nel nulla. Non essendo presente nelle liste dei deportati, si ipotizza un possibile espatrio sotto falsa identità. La sua sorte rimane avvolta nel mistero.
L’inaugurazione della mostra si terrà sabato 16 maggio alle 16 presso la biblioteca, e l’esposizione sarà visitabile fino al 27 giugno.
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