È stata disposta una perizia psichiatrica per valutare la capacità di intendere e di volere di Khalid Achak, il 50enne che il 3 maggio 2025, a Settala, uccise a coltellate la moglie Amina Sailouhi (nella foto) davanti alla figlia di 10 anni, che successivamente chiamò i soccorsi.
Il processo per omicidio pluriaggravato
La Corte d’Assise di Milano ha preso questa decisione durante la prima udienza del processo, incentrato sull’accusa di omicidio pluriaggravato. La richiesta di accertamento peritale è stata presentata dalla difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Rosemary Patrizi Dos Anjos, che ha evidenziato una “intossicazione cronica da alcol”.
Approvazione della perizia psichiatrica
Il pubblico ministero Antonio Pansa, come riportato dall’Ansa, non ha opposto obiezioni, e la Corte, composta dai giudici togati Antonella Bertoja e Sofia Fioretta, ha accolto la perizia, fissando un rinvio al 15 luglio per conferire l’incarico alla psichiatra Marina Verga.
Ricostruzione dell’omicidio di Amina
Nel frattempo, la difesa del 50enne ha acconsentito all’acquisizione di tutti gli atti di indagine nel fascicolo dibattimentale. Di conseguenza, la Corte dovrà ascoltare un solo teste, uno degli investigatori considerati “più informati sulle indagini” condotte dai Carabinieri. I giudici valuteranno anche la richiesta dei legali di parte civile, ovvero i familiari della vittima, di celebrare l’udienza a porte chiuse, dato che è coinvolta una minore.
Stando agli atti dell’inchiesta, il 50enne marocchino è descritto come una persona “incline alla violenza”, che ha costretto la moglie a vivere in uno stato di sottomissione. Il delitto è stato definito “particolarmente efferato”, avvenuto anche alla presenza della bambina.
In precedenza, era emerso che la donna aveva presentato una denuncia nel 2022. La Procura di Milano stava per chiudere le indagini per richiedere il processo a carico dell’uomo con l’accusa di maltrattamenti, ma gli inquirenti non avevano ritenuto necessari provvedimenti cautelari, poiché non erano arrivate ulteriori segnalazioni e la donna aveva rifiutato due volte di trasferirsi in una casa protetta dopo l’attivazione della procedura del codice rosso.