Il 30 luglio 2026 segna il quarto giorno dello sciopero della fame di Margherita Napoletano, biologa e sindacalista licenziata dall’ospedale San Raffaele di Segrate. I sindacati denunciano che il licenziamento è stato motivato con un pretesto, riguardante una formazione non autorizzata, mentre in realtà sarebbe legato alle proteste pubbliche di Margherita sulle carenze del personale ospedaliero e sui problemi legati all’esternalizzazione, culminate nell’caos di Sant’Ambrogio.
Margherita, incatenata in un’area ombreggiata dell’atrio aperto al pubblico della struttura, riceve il supporto di numerosi infermieri che monitorano i suoi parametri vitali. Alla sua presenza ci sono anche i delegati Rsu della Cub Milano e della Usi (Sanità San Raffaele).
Inizio della mobilitazione
La mobilitazione è iniziata lunedì, e lo sciopero ha subito incontrato la reazione della Direzione dell’ospedale, che ha inviato una lettera per intimare la cessazione del presidio, sostenendo che le modalità non fossero appropriate e che la sicurezza e la reputazione della struttura fossero a rischio, riservandosi il diritto di intervenire.
Tuttavia, la minaccia non ha ostacolato la solidarietà. La raccolta firme per chiedere la revoca del licenziamento ha già superato il migliaio di adesioni. Nella giornata di mercoledì, oltre 500 tra lavoratori e cittadini hanno affollato gli spazi aperti della struttura, partecipando a un corteo e a una grande assemblea generale, al grido di: Margherita Napoletano non si tocca, la difenderemo con la lotta!
Solidarietà a livello regionale e nazionale
La vicenda ha superato i confini dell’ospedale, diventando un simbolo della lotta contro le logiche di privatizzazione nel settore sanitario. Al presidio hanno manifestato anche forze politiche e movimenti. Rappresentanti di Cgil, Cobas, Rifondazione Comunista e Movimento 5 Stelle, insieme a figure istituzionali come Silvia Stanca (consigliere comunale di Segrate) e Luca Paladini (consigliere Regionale della Lombardia per Patto Civico), hanno espresso la loro vicinanza, uniti da numerosi cittadini e giovani. La questione è giunta anche in Parlamento con un’interrogazione presentata dalla deputata del M5S Stefania Ascari.
La protesta e la raccolta firme continuano senza sosta, con l’obiettivo di ottenere il reintegro immediato della sindacalista e difendere il sindacalismo di base.
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