Il Movimento 5 Stelle Lombardia ha ripreso una citazione biblica per commentare la questione della morosità nel servizio mensa di Melzo: “Le colpe dei padri non ricadano sui figli”. Dopo la comunicazione inviata da Dussmann alle famiglie morose, il consigliere regionale Nicola Di Marco ha espresso il suo disappunto riguardo a quanto sta accadendo.
Non danneggiare i bambini
È inaccettabile che un Comune abdichi al proprio ruolo, delegando non solo il servizio ma anche la garanzia istituzionale a un privato. La situazione diventa ancora più grave quando i gestori comunicano direttamente con le famiglie, senza il filtro dell’istituzione, utilizzando toni distanti dai principi della scuola pubblica.
Questa riflessione è stata fatta dal consigliere pentastellato in risposta alla lettera inviata da Dussmann alle famiglie con pagamenti in arretrato. Il messaggio serviva a invitare le famiglie a regolarizzare la propria situazione in vista del nuovo anno scolastico, in cui non sarà possibile iscriversi al servizio di refezione per chi non ha saldato i pagamenti.
È fondamentale che le conseguenze di questa situazione non ricadano sui bambini. La mensa non è solo un servizio, ma un momento educativo e di condivisione dal quale nessuno dovrebbe essere escluso. Il problema delle morosità, quantificato dall’Assessore al Bilancio del Comune di Melzo in circa centomila euro di ammanco, deve essere affrontato con fermezza. In un periodo in cui molte famiglie vivono difficoltà economiche, spetta alle istituzioni valutare caso per caso, distinguendo tra chi è in reale difficoltà e chi, invece, approfitta della situazione. Non può essere un soggetto privato, orientato al profitto, a gestire tali questioni. Soprattutto, i bambini non possono pagare per i debiti dei genitori, mentre il Comune si disinteressa della questione.
Una scelta controversa
Per comprendere meglio l’opinione pubblica, abbiamo avviato un sondaggio. I risultati mostrano una netta divergenza rispetto alla posizione del consigliere Di Marco: l’85,7% degli intervistati sostiene l’azienda nel richiedere il pagamento degli insoluti, avvertendo che senza questo non sarà possibile iscriversi per l’anno successivo.
È importante notare che i casi di maggiore difficoltà economica sono già monitorati dal Comune tramite i Servizi sociali, che continueranno a farsi carico di chi dimostrerà di non poter sostenere i costi seguendo le procedure appropriate.
Inoltre, ci sono famiglie che scelgono di non utilizzare il servizio mensa per motivi diversi, non solo economici, e ritirano i bambini prima dell’orario di refezione per riportarli a scuola dopo il pasto. Questa pratica è consentita, poiché la mensa è considerata tempo scuola, ma le famiglie possono anche richiedere uscite anticipate.
Per quanto riguarda il “pasto al sacco”, per questioni di sicurezza alimentare non è permesso introdurre cibi esterni a quelli forniti dall’azienda appaltatrice. Ciò potrebbe avvenire solo se ci fossero spazi dedicati e un personale addetto alla supervisione, il che comporterebbe costi aggiuntivi. Chi si farebbe carico di tali spese?