25 aprile

La sindaca Colombo: “La prepotenza attuale ricorda quella del passato”

Centinaia di cittadini partecipano al corteo della Festa della Liberazione a Cernusco sul Naviglio, dove la sindaca ha evidenziato le libertà da proteggere e quelle ancora da conquistare.

La sindaca Colombo: “La prepotenza attuale ricorda quella del passato”

Ieri, sabato 25 aprile 2026, Cernusco sul Naviglio ha visto una partecipazione massiccia alle celebrazioni per l’anniversario della Liberazione. Centinaia di persone hanno preso parte all’evento, che ha avuto un’importante risonanza emotiva.

Il corteo

Dopo la Messa in memoria dei caduti, il corteo ha attraversato le strade della città, guidato dalla Banda de Cernusc, che ha eseguito diversi brani, tra cui il celebre “Bella ciao”.

La prima sosta si è tenuta in piazza Matteotti, davanti a Palazzo Tizzoni, simbolo della Liberazione a Cernusco. Qui, il 26 aprile 1945, una delegazione di partigiani locali negoziò la resa del contingente militare tedesco senza spargimenti di sangue.

Tra i partecipanti, in prima fila, c’era un partigiano cernuschese, l’ultimo vivente, Mario Manzoni, 99 anni, accolto con un saluto speciale dalla sindaca Paola Colombo durante il suo discorso.

Il corteo si è poi diretto verso il monumento ai caduti in piazza Martiri della Libertà e largo Riboldi Mattavelli, dove è stato reso omaggio a due giovani partigiani locali, tragicamente uccisi da un soldato tedesco pochi giorni prima della liberazione.

“E’ vera libertà?”

Nel suo discorso commemorativo, la sindaca ha sottolineato come, nonostante il traguardo della liberazione dal nazifascismo, le libertà conquistate 81 anni fa non siano ancora complete.

Guardando al nostro presente, possiamo davvero affermare di non vedere somiglianze nella crescente prepotenza contro uomini, donne e bambini, giovani e anziani?

Siamo stati liberati dalla paura di essere denunciati, ma possiamo dire di essere veramente liberi dai giudizi, dai razzismi e dalle prevaricazioni che ancora affliggono le nostre relazioni?

Quest’anno celebriamo anche gli 80 anni dal primo voto delle donne: una conquista che ha trasformato l’Italia, ma possiamo veramente considerarci libere noi che ogni giorno dobbiamo dimostrare di meritare i ruoli che ricopriamo? Dobbiamo difenderci da sole quando un amore finisce? Lottare per far riconoscere il concetto di “consenso”?

La libertà che celebriamo non può rimanere solo un ricordo di un giorno passato, perché mentre noi siamo qui, altrove ci sono cittadini privati dei loro diritti.

Ci sono luoghi in cui i bambini subiscono violenze quotidiane a causa di conflitti cruenti.

Questo è il motivo per cui ci ritroviamo anche quest’anno. Siamo qui per ascoltare una storia che ci riguarda ancora. Una storia di paura e coraggio, di oscurità e speranza.

Il 25 aprile 1945 ci ha lasciato un’eredità preziosa, ma fragile, perché la libertà non è solo un simbolo sul nostro gonfalone. Essa vive ogni volta che qualcuno di noi decide di onorarla, ricordando anche quei giovani compagni che hanno trovato una fine ingiusta in nome della libertà.