Oggi, lunedì 25 maggio 2026, si celebra il 73esimo anniversario della nascita di Gaetano Scirea, un evento significativo anche per Cernusco sul Naviglio, dove il grande calciatore, tragicamente scomparso in un incidente stradale nel 1989, è nato.
Il ricordo di Scirea a Cernusco
Gaetano Scirea, insieme al fratello maggiore Paolo, venne alla luce a Cernusco, dove ancora vivono alcuni suoi familiari. La famiglia si trasferì poi a Cinisello Balsamo a causa del lavoro del padre, impiegato alla Pirelli: in quel momento Paolo aveva 8 anni e Gaetano solo 5.
Entrambi iniziarono a giocare a calcio nella società oratoriana della Serenissima, dove un allenatore, legato all’Atalanta, notò il talento di Gaetano. Da lì iniziò la sua avventura a Bergamo e successivamente alla Juventus.
Questa fu l’inizio di una carriera straordinaria, caratterizzata non solo da numerosi successi (tra cui la vittoria del Mondiale dell’82 con la Nazionale), ma anche dal carisma, dalla correttezza e dall’esempio che ne hanno fatto un’icona ammirata da tutti, indipendentemente dalla fede calcistica o dall’amore per lo sport.
Un tributo per un campione
A Cernusco, lo stadio del centro sportivo “Ermanno Zacchetti” di via Buonarroti porta il suo nome.

Nel 2015, l’Amministrazione comunale ha lanciato un’iniziativa per la Fiera di San Giuseppe, realizzando opere di street art ispirate a temi di pace, inclusione e lealtà.
Quattro street artist e due writer, specializzati in scritte, hanno creato murales che raffigurano Gaetano Scirea, Gandhi, Dennis Brown e Gesù Cristo.
Una volta diventato sindaco, Ermanno Zacchetti si è innamorato del murale dedicato a Scirea, decidendo di collocarlo nel suo ufficio in Villa Greppi.
Dopo la scomparsa del primo cittadino, avvenuta nel luglio 2024, il dipinto è stato spostato al bar dell’oratorio Paolo VI, grazie alla riqualificazione da parte dell’Aso Cernusco, la polisportiva oratoriana. Questo gesto ha permesso di conservare la memoria di Scirea e di Zacchetti, che fu presidente del Gso, la polisportiva oratoriana del Paolo VI, successivamente fusa con quella dell’oratorio Sacer, dando vita all’Aso.
Allo stesso tempo, questo è un modo per trasmettere alle nuove generazioni di sportivi i valori di fair play che Scirea ha incarnato, un calciatore che in tutta la sua carriera non conobbe mai la parola “espulsione”.
