Le mani di Maria Teresa Bergamaschi, gorgonzolese classe 1948, raccontano un racconto che si intreccia con la storia dell’alta moda italiana. Oggi residente a Trezzano Rosa, Maria Teresa ha vissuto un percorso di vita legato indissolubilmente alla Brambilla Ricami, istituzione della città situata in via Serbelloni. Dopo aver affrontato il rischio di chiusura, l’azienda si prepara a una nuova fase grazie a un gruppo di giovani imprenditori.
Una tradizione che dura da 80 anni
La storia inizia quando Maria Teresa è ancora una ragazzina.
Mio papà mi ha convinta, e da allora sono sempre stata qui
racconta. A soli 15 anni entra in azienda, diventando rapidamente il braccio destro della famiglia Brambilla, fondatrice dell’eccellenza nel 1946. Negli anni ’90, Maria Teresa acquisisce la proprietà, portando avanti l’eredità. Inizialmente, l’azienda si dedicava alla vendita di bordini e passamanerie ricamate, ma tutto cambia.
Negli anni ‘80 è arrivata l’esplosione: gli abiti da sposa e, finalmente, i grandi stilisti
spiega. Da quel momento, i telai gorgonzolesi iniziano a collaborare con i nomi che hanno reso celebre l’Italia nel mondo della moda: Armani, Versace, Ferré, Dolce & Gabbana.
Un tempio del ricamo artigianale
Brambilla Ricami non è mai stata un’industria, ma piuttosto un tempio del ricamo a mano. In un’epoca dominata dalla digitalizzazione, qui si difendono le tecniche tradizionali: Luneville, uncinetto, ago, Cornely, Singer, Bernina. Materiali come ferro, plastica, vetro e borchie si intrecciano con filati pregiati per dar vita a capolavori di haute couture.
Mi ha sempre appassionata veder nascere il capo e vederlo finito bene. Ogni pezzo è creato su misura, il lavoro è sempre diverso e c’è sempre da imparare. Ricordo quando abbiamo lavorato tutta la notte per un ricamo difficilissimo. All’alba, però, era un capolavoro
confida Maria Teresa.
Guardare al futuro
Nonostante il prestigio, la chiusura è stata una possibilità concreta negli ultimi mesi. Tuttavia, il sapere artigianale non può svanire se accompagnato dal coraggio. A raccogliere il testimone sono stati Islam Amer (Sartoria Korallo), Francesco Arvasio e Angelo Inglese (G. Inglese), creando un ponte ideale tra Milano e l’Italia, uniti dalla volontà di preservare la cultura della bottega storica.
Attualmente, il ricamificio affronta una nuova sfida: la trasformazione.
Dobbiamo mantenere l’alta moda, ma reinventarci
afferma Maria Teresa, che continuerà a essere l’anima tecnica e la memoria storica del laboratorio. L’obiettivo è ampliare gli orizzonti, esplorando nuovi settori come il design per la casa e sviluppando linee proprie, senza mai tradire il rigore artigianale che ha portato 150 persone a lavorare in questa nicchia di bellezza.
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