Ivan e la sua missione

Il sogno di Batman: portare gioia ai bambini in ospedale, ma la burocrazia frena il progetto

Ivan Rafeli, originario della Calabria e residente a Cernusco sul Naviglio, ha investito in un costume e gadget per realizzare il suo obiettivo, ma deve affrontare ostacoli burocratici.

Il sogno di Batman: portare gioia ai bambini in ospedale, ma la burocrazia frena il progetto

Ivan Rafeli, 46 anni, meccanico trasferitosi a Cernusco sul Naviglio dalla Calabria all’età di 17 anni, ha deciso di indossare il costume di Batman per portare un sorriso ai bambini ricoverati negli ospedali della Martesana. Tuttavia, il suo sogno si scontra con le difficoltà burocratiche.

La motivazione di Ivan

Ho scelto Batman perché è l’unico a non avere superpoteri, è una persona vera, di cuore. Per me i bambini sono il nostro futuro e farei qualsiasi cosa per loro.

Per realizzare questa missione, Ivan ha acquistato a proprie spese un’armatura professionale e centinaia di gadget, tra cui spillette con lo stemma del pipistrello e la scritta “Sei un eroe” da distribuire nei reparti.

Non devo rientrare di nessun investimento: il mio unico obiettivo è vedere i loro occhi accendersi quando si trovano Batman davanti all’improvviso.

Gli ostacoli burocratici

Le buone intenzioni, però, non bastano per accedere ai reparti di pediatria.

Ho iniziato a contattare l’ospedale Uboldo, ma la Direzione mi ha spiegato che è necessaria un’associazione. Anche il dottor Giovanni Traina, primario di Pediatria, mi ha consigliato di rivolgermi a realtà già attive nel settore.

La ricerca di un’associazione si è rivelata un labirinto burocratico.

Le grandi associazioni hanno richiesto un impegno costante, una o due volte al mese, ma senza garantirmi l’uso del costume. Mi proponevano come “jolly” per assistenza generica o per anziani. Ma il mio scopo sono i bambini.

Anche il contatto con i gruppi di clownterapia si è concluso senza risultati:

Mi hanno detto che Batman non rientra nelle loro attività e di fondare una mia associazione di supereroi. Ma io voglio solo andare dove ci sono i bambini, mi interessa il fine, non i mezzi.

La conferma a Carnevale: i bambini non hanno paura

A rafforzare la sua determinazione è stato il successo inaspettato durante le celebrazioni dell’ultimo Carnevale:

Ho deciso di indossare il costume per vedere come andava: ci ho messo tre ore solo per girare per il centro. Non riuscivo a muovermi, mi fermavano tutti per una foto, persino la sindaca Paola Colombo.

In molti, colpiti dal realismo del costume, hanno pensato che fosse un’iniziativa ufficiale del Comune.

È stato un test importante perché ho visto che i bambini non hanno paura, anzi. Erano loro a rincorrermi e a volermi salutare. È lì che ho capito che dovevo andare avanti.

Un appello ai social e la risposta dei cittadini

Un vero supereroe, però, sa anche quando chiedere aiuto. Così, Ivan ha lanciato un appello sui social:

Ho ricevuto moltissimi messaggi, la gente è interessata e una signora mi ha persino scritto che l’ho commossa.

La sua richiesta ha rapidamente attirato l’attenzione di diverse associazioni:

Sono in contatto con una onlus che opera al San Gerardo di Monza, in pediatria oncologica, e con il presidente dell’associazione “Su la testa”. Sto valutando alcune proposte arrivate dai gruppi locali. Io non sono nessuno e non mi interessa la visibilità, voglio solo essere utile.