Una grande affluenza ha caratterizzato i funerali di Fabio Saladdino, 38 anni, e della suocera Adele Villa, 73 anni, tragicamente scomparsi in un incidente stradale lo scorso fine settimana a Caravaggio. Le esequie si sono svolte giovedì 19 marzo 2026 presso la chiesa di Santa Maria Assunta a Cernusco sul Naviglio, dove entrambi risiedevano.
Nel giorno della Festa del papà, due piccole bambine hanno dovuto dire addio al loro papà per sempre.
Un destino crudele
I feretri sono stati collocati uno accanto all’altro, simboleggiando un legame spezzato da una sorte avversa. Questo tragico evento ha trasformato quello che doveva essere un momento di festa in una dolorosa commemorazione.
Domenica 15 marzo, lungo la strada Rivoltana, tra Caravaggio e Mozzanica, nei pressi del ristorante Podere Montizzolo, la Citroen C5 su cui viaggiavano Saladdino, sua moglie di 34 anni, le figlie di 5 e 6 anni e la nonna, è stata coinvolta in un incidente con un’altra auto che ha tentato un sorpasso imprudente, finendo nel fossato.
La madre, Silvia Goretti, e le figlie, sebbene ferite, sono sopravvissute. La donna, profondamente segnata dal dolore e ancora con un collarino, ha partecipato alla cerimonia funebre.
Il grido di giustizia
Il parroco don Luciano Capra ha toccato i cuori dei presenti con le sue parole, esprimendo i sentimenti di tutti i familiari.
C’è un sentimento che oggi urla dentro di noi, forse più forte del dolore, il risentimento e la rabbia. Un destino spezzato a causa di una disattenzione, trasformando una strada in un calvario.
Il nostro cuore chiede giustizia, un grido legittimo perché Dio è un Dio di giustizia, non di indifferenza. Chiedere giustizia non significa cercare vendetta, ma affermare che la vita è sacra.
La giustizia degli uomini deve seguire il suo corso, affinché la verità emerga e le responsabilità vengano assunte.
Il vuoto rimane
Don Luciano, ispirandosi al brano evangelico sulla resurrezione di Lazzaro, ha evidenziato come la giustizia umana non possa colmare il vuoto lasciato da questa tragedia.
Nessuna sentenza potrà mai restituirci il sorriso e la presenza di Fabio e Adele. La giustizia umana, sebbene necessaria, è incompleta.
Essa può punire l’errore, ma non può riparare la ferita profonda. Invochiamo dunque una giustizia superiore, quella divina.
La giustizia di Dio non pesa le colpe, ma ripara il male.
Essa afferma: “Quello che è stato spezzato sulla strada, io lo ricompongo nell’eternità”. Questa giustizia non si accontenta di una punizione, ma esige una trasformazione.
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Un appello alla responsabilità
Il prevosto ha sottolineato come gli eventi accaduti richiedano un impegno collettivo verso un rinnovamento e una maggiore responsabilità.
Fare giustizia per chi ha perso la vita tragicamente significa vivere con maggiore attenzione, responsabilità e amore.
Significa affermare che la loro vita non è stata un caso e che la loro fine non deve essere dimenticata.
In questo momento Dio non ci chiede di comprendere, ma di piangere e stare vicini, proprio come Gesù pianse davanti alla tomba di Lazzaro.
Marta e Maria dicono a Gesù ciò che risuona anche nel nostro cuore oggi: “Signore, se tu fossi stato su quella strada, tutto questo non sarebbe accaduto”.
È il grido di chi si sente abbandonato. Gesù non risponde, ma ci fa una promessa: “Io sono la risurrezione e la vita”.
Ci invita a credere che la morte non è un muro, ma una porta che si apre anche quando la logica umana vede solo la fine.
La speranza oltre il buio
Don Luciano ha immaginato Gesù che chiama Fabio e Adele fuori dal sepolcro, affermando che il buio dell’incidente non ha l’ultima parola.
L’incidente è stato un momento di buio, ma il Vangelo ci assicura che quel buio non ha avuto l’ultima parola. La nostra fede ci dice che nel momento in cui i loro occhi si sono chiusi su questa terra, si sono aperti su un orizzonte di pace.
Non sono finiti, ma sono rinati alla vita divina che abbiamo ricevuto nel battesimo.
Lazzaro è uscito dal sepolcro per la voce di un amico. Ora quel medesimo amico chiama Fabio e Adele. La morte di Lazzaro ci insegna che Gesù non ha evitato il sepolcro, ma vi è entrato per scardinare ogni porta.
Richiesta di verità e giustizia
La fede offre conforto e guarigione, ma rimane forte l’esigenza di fare chiarezza sulla tragedia, da vivere senza rancore.
Oggi, aggrappati a queste promesse, chiediamo che la verità faccia luce su quanto è accaduto, affinché la parola di Dio sani le ferite di queste famiglie, ricordandoci che l’ultima parola non spetta a un incidente, ma all’eternità.
Don Luciano ha concluso con una preghiera per Fabio e Adele:
Signore della vita, a Te affidiamo questi nostri due fratelli, uniti da un destino incomprensibile.
Ti affidiamo Fabio, il suo passino interrotto, il sogno che portava nel cuore e che nelle Tue mani non andrà perduto, ma fiorirà per sempre.
Accoglilo come un figlio che torna a casa prima del previsto e donagli la gioia piena che il mondo non ha potuto dargli.
Ti affidiamo Adele, la sua storia e il bene seminato in una vita intera. Fa’ che nel Tuo abbraccio ritrovi la freschezza di una giovinezza senza tramonto.
Signore della vita, guarda le nostre lacrime. Davanti alla sofferenza di questo distacco, chiediamo giustizia e pace che consola.
Spegni in noi il risentimento e accendi l’amore.
Fa’ che uscendo da qui i nostri occhi vedano ciò che la fede ci promette: che loro non sono finiti, ma vivono in un tempo di risurrezione e vita.
L’affetto della comunità
Al termine della funzione, Silvia Goretti, assistita dal padre Graziano, ha salutato i due feretri all’esterno della chiesa. La folla, tra cui la sindaca Paola Colombo e l’assessora alle Pari Opportunità Debora Comito, ha cercato di offrire conforto ai familiari in un momento così difficile.